Tra le bellezze del Carnevale di Ottana

Il Carnevale di Ottana affonda le sue radici in tempi antichissimi e perpetua una tradizione mai interrotta, mettendo in risalto il passato e l’identità culturale della comunità che ha le sue origini nel mondo agro-pastorale. In tanti hanno definito il Carnevale di Ottana il più genuino per la sua antica storia nell'isola.

Da turisti o profani si pensa al fascino esteriore di queste maschere, la loro particolarità, il tipo di maschera e di legno usato, il pero. Dietro questi volti c'è di più,  la storia di un popolo, la tenacia nel portare avanti le tradizioni.

 

Le bellezze artistiche di Ottana

L’ex cattedrale di Ottana, in Barbagia, è uno dei monumenti che più caratterizza l’architettura sacra del centro della Sardegna, è chiaro che non manca lo stupore di vedere un architettura simile all'interno di un film. La chiesa custodisce un crocifisso ligneo cinquecentesco e, soprattutto, un polittico trecentesco, la Pala di Ottana, opera attribuita al Maestro delle tempere francescane (attivo a Napoli tra 1330 e 1345). Sono raffigurate scene della vita dei santi Francesco e Nicola e rappresentati due personaggi storici: il vescovo di Ottana Silvestro e l’erede al trono giudicale, il futuro Mariano IV d’Arborea.

 

Definire il Carnevale di Ottana, come particolarità delle maschere è riduttivo, quasi una bestemmia che ignora secoli di storia e tradizioni. Altro aspetto che merita la sua attenzione è la figura di tre maschere:

Sos Boes (i buoi) che indossano maschere di legno con lunghe corna e Sos Merdules (i contadini) che tentano di tenere a bada i Boes. Questi però si ribellano al contadino, tentano di fuggire e creano scompiglio. I Sos Merdules con corde e bastoni cercano di farli calmare e ricondurli all'ordine, così facendo allontanano il maligno.

Un'altra maschera importante è Sa Filonzana che rappresenta una vecchia di cui tutti hanno paura. Piegata dall'età, sempre vestita di nero e con il volto nascosto da una maschera lignea, oppure dipinto con la fuliggine che contrasta col bianco di una dentiera ricavata da una patata. Ha fra le mani il fuso, la canocchia e la lana fila e predice un futuro più o meno prospero o infausto, a seconda della qualità del vino che le viene offerto.

 

 

 

Ph. di Manuela Masili

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