Bolle di Arte Contemporanea: L.H.O.O.Q.

In principio era un WC! O meglio, un orinatoio. Ma che roba è questa? Cosa c’entra con l’arte? Vi starete chiedendo. Proprio così, avete letto bene. L’arte moderna-contemporanea ha avuto inizio, possiamo dire, da questa immagine: un orinatoio. Trattasi di provocazione ovviamente, ma provocazione che si trova in ogni museo di arte contemporanea del mondo che possa definirsi tale. Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo conoscere l’artefice di questa rivoluzione: Marcel Duchamp, padre dell’arte contemporanea, a sua insaputa, o forse no! Pittore, scultore, classe 1887 francese naturalizzato statunitense. Proprio Marcel Duchamp che nella sua vita avrà dipinto una cinquantina di tele che possono essere considerate “opere pittoriche”, il resto rimanda all’idea di pittura, oppure, alla pittura come idea. Cosa vuol dire? Usare la pittura per negarla, ed ecco che nascono opere come L.H.O.O.Q. ovvero la Gioconda ritoccata, si! Lei! L’intoccabile Monna Lisa. Un bel paio di baffi e la Gioconda così universalmente nota e amata da tutti diventa scandalosa. Richiama milioni di persone a ri-vederla nella nuova versione. Nasce un’arte che tenta di ri-vedere le cose in modo nuovo, intelligentemente ironico. “Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici” dirà Duchamp. Qui si nasconde il segreto. Superare il pregiudizio che sia un’arte snaturata quella contemporanea. Facciamo un passo indietro, avremo altri articoli per riflettere su questo. Come si è arrivati dal rifiuto della pittura visiva, retinica, al capovolgimento del concetto di arte stessa? (Fontaine, è il nome dell’orinatoio di Duchamp, capovolto, un oggetto di scarto ri-visto, ri-pensato, trova una nuova vita, nasce il Ready-made).

 

Si è arrivati a questo grazie ad artisti come Duchamp in netta insofferenza verso il tradizionale sistema dell’arte. Questa insofferenza ha generato, con ironia, senza prendersi troppo sul serio, un vero e proprio movimento antesignano dell’arte contemporanea con i suoi linguaggi: il Dadaismo. E affini. Il Dadaismo, dicevamo, primo tra tutti i movimenti di avanguardia, nasce nel XX secolo, potremmo dire a Zurigo, dove, un gruppo di artisti visionari, che rifiutavano la ragione e le logiche in favore invece dell’intuizione, della follia, dell’irrazionale. Arte che tenta, e ci riesce, di rigettare le convenzioni e le “regole” tradizionali, rispondendo al passato con opere che andavano oltre l’estetica e la cultura del loro tempo. In parole più semplici: Duchamp e i suoi scagnozzi artisti riscrivono l’arte, liberandola dalle sue convenzioni accademiche, introducendo il Ready-made. Oggetti pronti, già realizzati, preconfezionati, estrapolati dal loro contesto e resi opera d’arte tramite il “tocco” nuovo, nella selezione da parte dello stesso artista. E’ arte perché te lo dice l’artista. E’ arte perché, essendo tutto già stato fatto, questo “stato fatto” diventa da “rifare”. A questo punto entrano nei musei scolabottiglie, ruote di bicicletta su sgabelli, pezzi di appendiabiti e perché no! Orinatoi. Non così semplicemente, ma ripensati, rivisti, ricollocati, ridisegnati, rinnovati dall’estro dell’artista Dada.

A proposito! Ma cosa significa Dadaismo? Nulla! Dadaismo non significa nulla. Una parola curiosa, illogica, che demolisce la severità dei movimenti che precedono il secolo, con nomi altisonanti e densi di teorie. Dada non è niente, se non l’espressione goliardica se vogliamo, per indicare il balbettio di un bambino, che esprime se stesso ma non dice niente…dada…appunto. Come si può immaginare il Dada durò poco, ma il suo sacrificio ha aperto varchi nel mondo dell’arte impensabili prima di esso. L’arte dopo Fontaine (l’orinatoio capovolto) non sarà più la stessa, non può più indietreggiare, può solo avanzare verso nuovi orizzonti come quelli che poi conosceremo col nome di Cubismo, Surrealismo, Action painting. In sintesi Se vi capiterà di entrare in un museo di arte contemporanea sappiate che per essere preso in considerazione deve possedere nella collezione almeno un’opera di Marcel Duchamp.

 

Sappiate che se troverete un orinatoio in una teca di vetro si tratta di una “reliquia” del Dadaismo. Difronte ad essa alleggerite le aspettative, risvegliate la follia di credere che è arte perché è firmata, è in un museo, è al centro del dibattito da sempre, è lo spartiacque tra l’antico ed il nuovo. Giocando potreste immaginarvi artisti e scervellarvi ad individuare quale oggetto dei nostri giorni, ribaltandone il significato, il contesto, la funzionalità potrebbe aprire un ulteriore nuovo varco nell’arte che verrà.

 

 

 

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