Agriturismo, tutto quello che devi sapere per aprirne uno

Agriturismo, tutto quello che devi sapere per aprirne uno

Gen 4, 2020 Off Di Giovanni Fanni

Sempre più persone abbandonano la città per la campagna, scegliendo di lasciarsi alle spalle la vita stressante in ufficio per dedicarsi ad attività imprenditoriali più “bucoliche” e in linea con i ritmi naturali. Una di queste é sicuramente l’agriturismo. Se é vero che molte attività agriturisiche vengono avviate da giovani che ereditano un terreno di famiglia e sono, per così dire, facilitati nel loro percorso imprenditoriale, è altrettanto vero che sono in forte aumento le percentuali di coloro che scelgono di lanciarsi in questa nuova avventura spinti esclusivamente dalla voglia di cambiar vita. I numeri sono importanti, sono oltre 23 mila gli agriturismi presenti in Italia e nell’estate del 2019 le presenze di turisti sono cresciute del 3% rispetto all’anno precedente. Il turista é attratto dalla competitività dell’offerta delle strutture, che offrono servizi innovativi per sportivi, per ambientalisti e per gli amanti della cultura, che possono visitare siti archeologici di tutto rispetto nella gran parte della penisola.

 

Per aprire e portare avanti un agriturismo basta solo una gran voglia di cambiare vita oppure si tratta pur sempre di un’attività imprenditoriale onerosa dal punto di vista fiscale e burocratico? Che requisiti bisogna avere per iniziare l’attività e a quanto ammonta il carico fiscale annuo? Per rispondere a queste domande si deve obbligatoriamente partire dalla definizione di agriturismo. Ai sensi dell’art. 2, comma 3, della Legge n.96 del 2006 sono agrituristiche “le attività di ricezione e di ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli, di cui all’art. 2135 del codice civile, attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali”. Pertanto possono costituire oggetto di attività agrituristica le prestazioni di ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori, la somministrazione di pasti e bevande costituiti prevalentemente da prodotti propri o di aziende agricole della zona, ma anche l’organizzazione di attività escursionistiche e/o pratiche sportive all’esterno dei beni fondiari dell’impresa. Gli adempimenti da espletare per poter aprire un agriturismo non sono pochi.

 

In estrema sintesi è necessario aprire la partita IVA, iscriversi al registro imprese e al registro regionale degli operatori agrituristici, ricevere l’autorizzazione dal comune allo svolgimento dell’attività, richiedere l’autorizzazione ai vigili del fuoco e all’ufficio sanitario competente, essere in regola con gli adempimenti inps/inail e con la tassa sui rifiuti. Dal punto di vista fiscale é prevista una agevolazione sulle imposte dirette e sull’IVA. Il regime fiscale naturale é quello forfettario. Previsto dall’art. 5 della Legge n. 413 del 1991, prevede che ai ricavi conseguiti nell’anno si applichi un coefficiente di redditività pari al 25%. Pertanto, se il signor Mario Rossi, proprietario di un agriturismo, consegue 20.000 euro di ricavi, il suo reddito calcolato col regime agevolato forfettario sarà pari a 5.000 euro (il 25% di 20.000 euro).

Ovviamente il signor Mario Rossi ha anche la possibilità di scegliere per calcolare il reddito imponibile con i criteri ordinari utilizzati dal resto delle attività commerciali, ossia sottraendo i costi sostenuti per l’attività dai ricavi incassati.

 

Ma in quali casi é conveniente optare per il regime ordinario rispetto al regime forfettario? Sicuramente quando i costi sostenuti (e deducibili) sono pari o superiori a quello dei corrispettivi incassati. Ad esempio, se il signor Rossi che ha conseguito 20.000 euro di ricavi, ha sostenuto 16.000 euro di costi, sicuramente non conviene il regime speciale forfettario ma il regime normale. Infatti il reddito sarebbe di 4.000 euro, contro i 5.000 euro del regime forfettario. Anche per quanto concerne l’IVA, le imprese agrituristiche possono avvantaggiarsi di una riduzione forfettaria nella misura del 50% dell’imposta. Infatti pagano l’imposta sui propri incassi in misura pari alla metà di quella ordinariamente dovuta. Così come le imposte dirette, è prevista la possibilità di procedere al calcolo dell’IVA nei modi ordinari, ossia detraendo dall’IVA dovuta sulle operazioni attive imponibili quella pagata sulle operazioni i acquisto. Optare per l’applicazione dell’IVA nei modi ordinari risulterà conveniente all’imprenditore che effettuerà significativi investimenti. Ad esempio, se si é speso tanto per ristrutturare il fabbricato destinato all’attività, é bene scegliere il regime ordinario e portare in detrazione tutta l’IVA spesa per i lavori piuttosto che optare per il forfettario.

 

Attenzione però, nonostante tutte le agevolazioni, non si é esonerati dall’obbligo di emissione della ricevuta fiscale e/o dello scontrino fiscale, ovvero della fattura se richiesta dal cliente.

 

 

 

Riproduzione Riservata

Hits: 56