Dalla Terra al Latte

La storia del latte e dei suoi derivati ha antiche origini ed è legata alla storia dell’uomo, quando egli iniziò l’addomesticamento degli animali ed il loro allevamento. Ottomila anni fa in Mesopotamia i popoli tentarono l’addomesticamento degli animali da latte, perciò si può ipotizzare che gli stessi utilizzassero e lavorassero il latte per fini alimentari. Anche in Italia abbiamo testimonianze archeologiche di quanto appena descritto, infatti veniva consumato sia il latte che il formaggio. È certo il consumo di latte e derivati, mentre permane il dubbio su come l’uomo sia riuscito a scoprirne la lavorazione. È necessario ringraziare l’uomo del Neolitico che , con il suo spirito di osservazione, mise appunto i metodi della fermentazione, notando che la sostanza liquida depositata in un contenitore tiepido rapprendeva e coagulava. Non bisogna sottovalutare, vista l’assenza del frigorifero, che il prodotto fermentato aveva una durata più lunga. Il latte consumato dai nostri antenati era prevalentemente di capra, di pecora e d’asina. All’epoca dei Greci e dei Romani, il latte era fondamentale per l’alimentazione e non solo. Le donne del tempo, ad esempio Cleopatra, faceva i bagni nel latte d’asina per donare morbidezza e candore alla sua pelle. I Romani ebbero un ruolo importante nella storia con l’introduzione del latte bovino, perfezionando anche le tecniche di lavorazione dei suoi derivati e diffondendole in tutto l’Impero, del quale faceva parte anche la nostra Isola. La Sardegna, dal canto suo, vanta una lunga storia lattiero-casearia, che affonda le sue radici ai tempo della popolazione Nuragica; questa, infatti, era dedita all’allevamento degli ovini e all’agricoltura. Al tempo dei Cartaginesi e poi dei Romani, la Sardegna era uno dei maggiori centri produttori di grano del Mediterraneo. Non più solo boschi ricchi di sughero (il quale diventerà protagonista di una moltitudine di prodotti, nonché dell’esportazione), ma campi di grano e campi per il pascolo. Quest’ultimo si diffuse rapidamente grazie alle favorevoli condizioni climatiche dell’isola, dove i campi naturali rappresentavano, come oggi, un’importante fonte alimentare per gli ovini. Dato che i suoli dell’entroterra sardo hanno un basso potenziale per l’agricoltura, essi venivano e vengono utilizzati tuttora per il pascolo, prevalentemente degli ovini.

 

In Sardegna vivono quasi 4 milioni di ovini, quasi la metà dell’intero patrimonio nazionale, che fa dell’isola una delle aree del mondo con la più alta densità ovina. Infatti l’isola è specializzata da millenni nell’allevamento ovino e, in minor misura, di quelli caprino e bovino. Gli allevamenti donano carne e latte e da quest’ultimo vengono prodotti una moltitudine di prodotti che vengono consumati a tavola e non solo, e anche esportati. Anche l’agricoltura ebbe e, tuttora, ha un ruolo importante in Sardegna. Terreni adatti all’agricoltura si trovano perlopiù nella piana campidanese. Il Campidano, infatti, è adatto alla cerealicoltura, oggi come in passato. Vi si producono avena, orzo e frumento. L’agricoltura sarda attualmente vanta produzioni specializzate come l’olivicoltura, la viticoltura; importante anche la coltivazione dei carciofi e dei pomodori; così anche la produzione delle arance. I prodotti indicati, sono oggetto di esportazione in tutto il mondo, dunque orgoglio per l’isola, ma soprattutto per i veri protagonisti che sono gli allevatori e gli agricoltori, che svolgono e tramandano con fatica ed onore un lavoro antichissimo.

 

 

 

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