I giovani medici e la Sanità in Sardegna

«Il primo requisito di un ospedale dovrebbe essere quello di non far del male ai propri pazienti».

Così Florence Nightingale – fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna - parlava degli ospedali da campo britannici durante la guerra di Crimea (1853 – 1856). In effetti, uno Stato moderno ed efficiente lo si nota anche dalla funzionalità dei suoi servizi essenziali: la sanità è uno di questi ma oggi, purtroppo, in Italia e nell’isola, il Servizio Sanitario Nazionale (d’ora in poi SSN) è al centro di aspre polemiche per le sue disfunzioni e gli alti costi: mancanza di posti negli ospedali e strutture di ricovero, ritardo nei soccorsi, mala-amministrazione e gestione delle risorse economiche, mancanza di personale sanitario specializzato, medico e infermieristico.

In Sardegna, secondo il CODACONS, «entro il 2025 mancheranno nella nostra isola 1.154 medici a causa della carenza dei camici bianchi». I dati nell’isola: 150 medici d’urgenza, 116 chirurghi, 81 anestesisti, 73 medici interni, 61 nefrologi, 259 in pediatria. Alla stesso modo, la borse di specializzazione nel 2019 (di cui 215 finanziate dal MIUR e 32 regionali) ammontano a 247 totali nonostante i posti teorici siano di 410 unità.

La conferenza Welcome Doctors, evento promosso dall’associazione universitaria Dipartimento Medico, svoltasi il 7 Dicembre presso la Cittadella Universitaria di Monserrato, ha avuto come obiettivo principale quello di coinvolgere al dibattito sulla riforma della sanità regionale e nazionale esponenti della società civile, volontariato, istituzioni e professionisti della salute, facendo convergere conoscenze, aspettative e peculiarità dell’articolato SSN.

Ma vediamo in sintesi alcuni dei temi trattati.

 

IMBUTO FORMATIVO
È la situazione professionale di un medico che può concorrere, o ha concorso in passato, alle prove di ingresso per le scuole di specializzazione/Medicina Generale ma che risulta “non vincitore” oppure senza un titolo valido post laurea. Dal 2013, il numero dei contratti per la formazione specialistica è inferiore rispetto a quello dei medici laureati ed abilitati, ma soprattutto rispetto a quello del fabbisogno delle Regioni. Questo fatto ha determinato la nascita della categoria dei “camici grigi”, coloro che sono divenuti medici, ma sono privati della possibilità di proseguire il proprio percorso formativo dopo la laurea. Questo comporta un fermo nell’acquisizione delle capacità professionali indispensabili per l’accesso al mondo del lavoro, senza contare il blocco del turn-over e del ricambio generazionale della categoria.
Ha detto Fabrizio Mattu, presidente fondatore di Dipartimento Medico: «Per il test tenutosi nel 2019, 7000 giovani medici, di cui oltre 300 sardi, non hanno potuto accedere alla Scuola di Specializzazione, costretti dunque a svolgere lavori non qualificanti e spesso non adeguatamente retribuiti».

 

ABBANDONI
Il passaggio di un medico in formazione ad un altro percorso formativo si concretizza con l’abbandono allorquando il medico vincitore vede assegnarsi un’altra borsa in un successivo concorso. Elisabetta Franchina, consigliera al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari in quota UDU – Unione degli Universitari, ha detto: «La soluzione più ovvia sarebbe aumentare i concorsi e le borse di studio. È necessario un’ampia discussione tra Università, Governo e Professionisti per garantire una formazione e preparazione all’altezza di una sanità sempre più internazionale».

 

DECRETO CALABRIA
Questa legge è un intervento-tampone cruciale per dare una risposta immediata al gap di medici specialisti, considerando che circa 8mila oggi sono intrappolati “nell’imbuto formativo”. Il mondo universitario però non è d’accordo. Vari i motivi: la qualifica di dirigente assegnata a medici ancora specializzandi, profili di sicurezza delle cure ai cittadini e la mancata urgenza: questi i tre puntelli su cui si basa la contestazione dei 100 docenti che hanno come capofila le Università di Napoli.

 

NUMERO PROGRAMMATO
È noto che il governo voglia procedere all’apertura dei corsi ad accesso programmato e ciò ha scatenato il malcontento sia della maggioranza degli studenti iscritti che delle Università. È indubbio che una riforma nelle procedure di accesso sia auspicabile ma è altrettanto vero che si deve prendere coscienza delle reali possibilità organizzative e amministrative degli Atenei. L’esempio di Cagliari è calzante: nell’ultimo anno, le richieste per Medicina sono state pari a 1478 candidati. Ad oggi, non sarebbe possibile una copertura da parte dell’Ateneo di una simile richiesta.

 

 

 

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