Ma dove corri ?

Ma dove corri ?

Dic 31, 2019 Off Di Alessio Marras

Ogni viaggio, da me condotto e vissuto un mondo alla volta, ha sempre recato con sé la necessità di cedere il passo alla sorella maggiore della frenesia: la calma. A sua volta, la calma ha una casetta tutta sua, piccola, con un solo manico ad ansa: una tazzina di caffè. Quando faccio la presentazione di un libro o quando faccio una testimonianza, inizio sempre partendo dal caffè. Perché parto dal caffè? Perché dico sempre: “Ogni buona storia inizia davanti a una tazzina di caffè”. Pensate al primo appuntamento con la vostra fidanzata, o vostra moglie, o vostro marito: è avvenuto molto probabilmente davanti a un caffè. Un caffè che è il pretesto. Il pretesto per cosa? Per incontrarsi, per fermarsi. Domenica sono partito per fermarmi; sono partito in missione, ma anche per fermarmi. E ciò di cui desidero parlare con voi è proprio "il fermarsi".

Stiamo entrando nel periodo in cui la parola "fermarsi" non esiste, il periodo delle corse. La gente, vuoi per comprare i regali, vuoi perché le giornate si accorciano e pare esserci poco tempo, corre e si affanna. Tutto il contrario di ciò che avviene in natura: gli animali vanno in letargo e gli alberi, lentissimamente, si spogliano. È un po’ un paradosso perché questo, in realtà, dovrebbe essere il periodo in cui ci si ferma, in cui si rallenta. Quando arrivano i momenti forti dell'anno, quelli più coinvolgenti, bisognerebbe rallentare e goderne tutti insieme. Ecco, tutti corrono! Io invece freno, mi prendo un caffè lunghissimo e resterò via un po’ di tempo. Mi fermo nel modo più bello che conosco: donandomi al prossimo. In questi giorni sto attraversando la Romania, terra che conosco bene, con le persone, le anime e la miriade di aspetti ad essa legata. Sono partito da Predeal, dove ho potuto fare un po’ di escursioni circondato da montagne e neve. Mi sono spostato per 250 km verso nord, sono tornato a Roman. Qui, vivo le mie giornate circondato dai bambini di uno dei più grandi campi rom d’Europa. Sì sì, i rom, quelli sporchi e cattivi che ci viene immediato chiamare "zingari". Eppure, loro a me, appena entrato nel campo, già da lontano, mi hanno chiamato Alessio. Un alveare di voci a chiamare il mio nome. Da ultimo, mi sposterò più a sud, per altri 240 km a Braila, luogo ideale dove passare il Natale. Qui resterò in un’altra casa che conosco, ormai, da quasi 10 anni, con il suo via vai di bambini che arrivano da realtà talvolta davvero povere e disperate. Ecco la mia vacanza, il mio fermarmi, il mio celebrare questo tempo insieme a tutto il resto dei 365 giorni che si porta dietro come una carovana.

Il 2019 è stato un anno sicuramente molto molto bello ma anche molto impegnativo: anno di missione tra Thailandia e India, anno della pubblicazione del mio romanzo “Io, Dio, Escort”, di relazioni, di tanti piccoli viaggi per incontrare e condividere. E ora ho necessità di fermarmi non perché sono stanco, ma perché sento il richiamo di fare sintesi di quello che ho vissuto. Il rischio è sempre che tutto passi, tutto scorra, senza poi riuscire ad assaporare ogni sfumatura; persino i ricordi rischiano di sbiadire. Penso, poi, al rischio di non riuscire a comprendere cosa ci sta capitando davvero. Ingozzarsi non è mai cosa buona. Se tutte le cose vanno troppo di fretta non riusciamo a goderne. Se il caffè lo prendi da solo, perché hai bisogno di una botta di energia, ci sta, ma il caffè preso con la ragazza o il ragazzo che ti piace, necessita del suo tempo e a mollo in quella tazzina ci stai più tempo possibile. Mi fermo, quindi, perché ho bisogno di capire cosa sto vivendo e anche di godere di quello che sto vivendo, di ripassarlo, di guardarlo, di farne sintesi.

 

La domanda che vi faccio è questa: cosa vi manca per concedervi questa pausa caffè? Cosa vi manca per fermarvi ogni tanto? E non solo il 25 di questo mese. Sembra che siamo spintonati da chi corre più veloce di noi e corriamo perché corrono tutti. Però questa è solo una scusa, una motivazione che, alla fine, regge poco. Cosa manca, cosa ti manca per fermarti, per raccontarti? E non c'è bisogno di essere uno scrittore per raccontare a te stesso cosa stai vivendo. Il rischio è sempre quello di ritrovarsi in un vicolo cieco: spesso correre vuol dire scappare, vuol dire non capire la strada che stai percorrendo e poi, il fermarsi, diventa un arresto forzato come davanti a un muro. La domanda è questa: perché stai correndo? Dove stai andando? Perché non riesci a frenarti? Perché non riesci a trovare ancora una volta la bellezza di quel primo appuntamento, di quel primo incontro davanti a quel caffè? Non mi resta che augurarmi e augurarvi, oltre a un significativo Natale e a dei meravigliosi titoli di coda dell’anno passato, con il nuovo anno, un buon inizio di corse. Questo, tuttavia, con l'auspicio che possa essere una corsa verso la meta, avendola ben chiara. Sì una corsa, ma una corsa lenta così da godere ogni più piccola sfumatura di questa meravigliosa vita, come sempre, un mondo alla volta!

 

 

 

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