Canta che ti passa, un viaggio nella musica

Nel 1919, il primo dopo Guerra, uno scrittore noto con il nome di Pietro Barba (pseudonimo usato in realtà dall’ufficiale Piero Jahier) riportò nella prefazione della sua raccolta di “Canti del Soldato” la storia di quanto si fosse incuriosito dal buon consiglio che un fante compagno aveva graffiato nella parete di una dolina: canta che ti passa. Ed è da questo consiglio, originato in un fortissimo periodo di sofferenza, che vorrei partire nella riflessione, perchè è decisamente più di un consiglio, ma un ormai assodata realtà: il canto e la musica in generale portano grandi benefici sia nella mente che nel fisico, dati che la scienza purtroppo per il nostro Pietro Barba, ha potuto confutare solo tanti anni dopo. Se volessimo andare nello specifico infatti, è possibile leggere The Neuroscience of Music, pubblicato dal Dipartimento di Psicologia della McGill University di Montreal, uno dei primi studi scientifici completi sul dualismo musica e benefici per la salute. In questo studio si trovano le prime prove scientifiche a sostegno delle affermazioni secondo cui la musica influenzi la salute attraverso cambiamenti neurochimici. Rispetto al passato quindi, possiamo tranquillamente dire che la musica ha un effetto fisiologico sui nostri corpi e che può migliorare la concentrazione, alleviare lo stress, agire con le stesse funzionalità di un antidepressivo, oltre ad avere anche un effetto profondo sui processi cognitivi e di apprendimento. Ma tornando dalla scienza alla spiritualità in generale, più semplicemente la musica, come ognuno di noi ha potuto constatare sulla propria pelle, è una salvezza perché grazie ad essa a volte ci riesce più semplice affrontare la Vita.

Passando da un modo di dire ad un altro, un ottimo modo per affrontare le amarezze quotidiane, è quello di sorridere! Sorridi alle avversità, ridi che ti passa! Ecco un modo di dire popolare comunemente utilizzato nella lingua italiana, che di certo non è dissimile da quello che il nostro milite ignoto ha riportato come graffito, sia nella forma che nel significato. Ridi, canta, festeggia, suona, esterna e dissacra tutto ciò che ti affligge e vedrai che, almeno per un poco, i brutti pensieri saranno meno assillanti. Chiaramente questo consiglio è validissimo specialmente se il mezzo è la musica, che si presta benissimo allo sfogo e si presta altrettanto bene alla risata! Oserei dire sin troppo bene, al punto che non facciamo alcuna fatica a distinguere senza troppo sforzo in questa forma d’arte, un piccolo grande sottoinsieme, ricco di nomi che al giorno d’oggi, in un modo o nell’altro, ci hanno strappato una risata. Il lettore attento alle sfumature, si sarà accorto che ho usato il termine risata in senso esclusivamente positivo, indicando quindi solo quel sistema musicale tra commedia e satira, generante risata come azione genuina, benefica, brillante, alle volte dolce e altre amara. Indicherò qualche artista positivamente portato alla sana risata che ci sia di esempio. Potrei iniziare con alcune sigle: EELST – LSD. Il primo acronimo si riferisce ad un fu gruppo che ha dichiarato il suo scioglimento da pochissimo tempo e che il grande pubblico ha potuto apprezzare anche a Sanremo in qualità sia di conduttori del dopo festival che come partecipanti: Elio e le Storie Tese sono la rappresentazione artistica della musica al servizio del sorriso e, mai quanto con loro, si passa nel giro di pochi ascolti dalla risata dolce a quella amara dovuta alla sapiente narrazione in musica delle più becere abitudini o situazioni umane. Un altro esempio di quelli su cui mi vorrei soffermare, non fosse altro che per chiudere il cerchio legato alla macrotematica di questo numero della nostra testata, è sostanzialmente una band che per popolarità spicca grazie ad un duo: “Latte e i Suoi Derivati”, questa la risoluzione dell’acronimo restante che, per fortuna, differisce dalla altrettanto nota droga sintetica. Un gruppo artistico in attività sporadica solo musicalmente parlando, con cinque album all’attivo e tantissime storie narrate dalle due personalità più in evidenza della band, Pasquale Petrolo e Claudio Gregori, entrambi fumettisti, autori, attori, in arte Lillo & Greg. Sono loro in tempi più moderni a portare avanti quello che viene definito come Rock Demenziale. A differenza di Elio e le sue Storie Tese, il Latte e i Suoi Derivati è un sound più indigesto, demenziale, comedy perlopiù, dove la risata non è causata solo da abili giochi di parole, ma anche da un uso di alcuni concetti più bassi, popolari, che nel pieno stile di quella romanità capace di far ridere di gusto, permette ai due di poter spaziare dal volgare all’assurdo, sfruttando il tiro del rockblues per spingere al massimo il mordente dell’ascoltatore. Tornando indietro di qualche decade sarebbe possibile scoprire tantissimi altri esempi di musica del sorriso, ma ci fermiamo qui, nella speranza di essere riuscito nell’impresa di portarvi un sorriso in questi giorni di festa.

Buona musica!

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