Fra Nazareno da Pula verso gli onori degli altari

Il 29 Dicembre nella Chiesa del Convento di Is Molas a Pula, dove ospitano le spoglie mortali del frate, si chiuderà l'inchiesta diocesana sulla vita e le virtù di Fra Nazareno. Si aspetterà Roma per dare il via libera alla Beatificazione.

 

Fra Nazareno, al secolo Giovanni Zucca era figlio di Giuseppe e di Faustina Pibiri è nato a Pula il 21 gennaio 1911, sesto di nove figli (sei maschi e tre femmine), apparteneva ad una famiglia «distinta per censo e per esemplare condotta cristiana», come scrisse il Parroco Don Francesco Demontis, nella lettera di presentazione del giovane al P. Guardiano dei Cappuccini di Cagliari. Prima di venire fra noi, fu contadino e poi militare. Emigrò in Africa e lì si sistemò gestendo un esercizio commerciale di ristoro (era un bravissimo cuoco!) e di accoglienza. Con l'arrivo degli inglesi, perse tutto e fu fatto prigioniero. Visse in prigionia alcuni anni distinguendosi per rettitudine, amor di Patria e fermezza di carattere. Rispettò, ma mai adulò o lisciò i «padroni» inglesi, come invece vede va fare da parte di molti altri prigionieri. La sua dirittura morale lo impose all'attenzione, stima e ammirazione, oltre che dei compagni di prigionia, anche degli inglesi vincitori, che proprio a lui, affidarono uffici di responsabilità nel campo.
Ritornato in patria, logoro nel fisico e prostrato nello spirito, ebbe bisogno di ricovero in ospedale e di lunga convalescenza. Trovò poi lavoro, come fattorino, alla SATAS, società di trasporti automobilistici. Di «condotta esemplare cristiana e civile, non ha mai dato motivo di lagnanza presso nessuna autorità, si è mostrato sempre amante del ritiro e della pratica religiosa», scrive il Parroco di Pula nei certificato di buona condotta e, nella lettera di presentazione al P. Guardiano di Cagliari, aggiunge: «il suo comportamento dimostra di avere ferma vocazione e credo voglia decidersi sul serio». E sul serio Giovanni Zucca si decise e, in data 23 dicembre 1950, scrisse ai P. Provinciale dei Cappuccini «chiedendo umilmente di essere accolto in qualità di fratello laico in seno al Suo Ordine avendo grande desiderio di abbracciare la vita di S. Francesco, ad imitazione del B. Ignazio».

A Sanluri, il 23 settembre 1951, dalle mani del P. Maestro P. Innocenzo Demontis, ricevette il santo abito dei Cappuccini e assunse il nome di Fra Nazareno, nome che per lui era tutto un programma. A Sanluri, un anno dopo, il 24 settembre 1952, emise la prima professione, sempre nelle mani di P. Innocenzo, e tre anni dopo, il 29 novembre 1955, quella perpetua, nelle mani del P. Emilio da Quartucciu, Guardiano del Convento. A Sanluri era rimasto in quegli anni con la mansione di cuoco: molto apprezzato e stimato dai Confratelli sia per le grandi doti di professionalità che per l'amore e la dedizione con cui condiva ogni suo agire. Dopo Sanluri, lo troviamo questuante a Sassari, poi ad Iglesias, Cagliari, ancora a Sanluri, finché, nel luglio del 1977 viene trasferito a Sorso, ove rimane per una diecina d'anni. Ovunque visse, man mano che gli anni passavano, ogni giorno di più si impose all'attenzione della gente che a lui si recava dalle varie parti dell'Isola. Da Sorso, spesso, col permesso dei Superiori si recava a Cagliari e a Pula, esercitando ovunque «con grande dignità il suo ministero di orante e di consolatore degli afflitti in mezzo al popolo di Dio», come disse mons. Alberti nell'omelia della Messa esequiale.

A Is Molas la sorella Emanuela, con la collaborazione di amici, aveva fatto costruire in terreno di sua proprietà una casetta ove lui potesse ritirarsi in località «Sa guardia è su Predi», dal clima dolce e mite e con possibilità di dedicarsi anche al vecchio amore del lavoro dei campi. In quella casa, Fra Nazareno ha trascorso l'ultimo periodo della sua vita terrena, attendendo alla preghiera, al lavoro, all'accoglienza ed ascolto delle persone che, numerose, a lui ogni giorno accorrevano, provenienti da tutte le parti dell'Isola e anche da luoghi lontani.

Fra Nazareno accoglieva i pellegrini con un sorriso, talvolta con un rimprovero, ma sempre con grande semplicità e cordialità. In quel luogo spesso avveniva lo «scambio» dei dolori: i fedeli li portavano a lui e lui se li caricava su di sé, ed essi ritornavano a casa sereni contenti e leggeri spesso con una manciata di caramelle. Mori’ la mattina del 26 gennaio del 1992.

 

 

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