L’avvocato consiglia: Il danno da morte

Il danno da morte (o danno tanatologico) è quel danno cagionato dalla morte di un soggetto quando questa è diretta conseguenza delle lesioni provocate da un fatto illecito altrui.
Per fare un esempio: se un soggetto muore per le lesioni subite in un sinistro stradale causato da un terzo, alla vittima, ai suoi eredi e ai suoi congiunti spetta il risarcimento di tutta una serie di danni che rientrano nella categoria del danno da morte.

Questi danni possono essere di natura patrimoniale (es. perdita del lavoro, spese per il funerale ecc…) o non patrimoniale (es. danni fisici e morali). L’analisi che segue sarà limitata a questi ultimi.

Nel danno non patrimoniale da morte rientrano danni sia danni risarcibili “jure hereditatis” sia quelli spettanti ai congiunti “iure proprio”.

I primi sono quelli subiti direttamente dalla vittima e si trasmettono ai soli eredi per successione.
I secondi sono invece quelli dovuti alla sofferenza patita direttamente dai congiunti (coniuge, ascendenti, discendenti, fratelli, sorelle, ma anche altri parenti ed affini e persino convivente e fidanzato/a).

 

DANNO NON PATRIMONIALE “JURE HEREDITATIS”
(danni subiti direttamente dalla vittima che si trasmettono agli eredi)

Alla vittima possono spettare in via diretta i seguenti danni non patrimoniali:
a) danno biologico (cd. “danno terminale”) derivante dalla lesione del bene salute;
b) danno morale soggettivo (cd. “danno catastrofale”) che consiste nello stato di sofferenza spirituale o intima sopportata dalla vittima nell’assistere consapevolmente alla fine della propria vita.

Tali danni possono essere risarciti soltanto se tra il fatto lesivo e la morte intercorre un lasso di tempo “apprezzabile”.
Non è invece dovuto il danno consistente nella “perdita del bene vita”, autonomo e diverso rispetto al bene salute.

 

– DANNO NON PATRIMONIALE “JURE PROPRIO”
(danni subiti in via diretta dai congiunti)

a) DANNO BIOLOGICO, alterazione dello stato di salute psicofisica del congiunto.
b) DANNO MORALE, sofferenza interiore subita dai congiunti per via della perdita del legame affettivo con la vittima.

 

LIQUIDAZIONE DEL DANNO
Per garantire una uniformità dei risarcimenti sul territorio nazionale i principali Tribunali italiani hanno elaborato delle tabelle da utilizzare come criterio di calcolo. Queste tengono conto di fattori come l’età della vittima e del congiunto, il legame di parentela ed il rapporto di convivenza, ecc.

 

ESEMPIO: Tabelle del Tribunale di Milano (le più utilizzate)

Danno non patrimoniale da inabilità temporanea assoluta:
– da € 96,00 ad € 145,00 al giorno (aumentabile sino al 50%).

 

Danno non patrimoniale per morte del congiunto:
– a favore di ciascun genitore per la morte di un figlio
da € 163.990,00 ad € 327.990,00.
– a favore del figlio per morte di un genitore
– da € 163.990,00 ad € 327.990,00
– a favore del coniuge (non-separato) o del convivente
da € 163.990,00 ad € 327.990,00
– a favore del fratello per morte di un fratello
da € 23.740,00 ad € 142.420,00
– a favore del nonno per morte di un nipote
da € 23.740,00 ad € 142.420,00

 

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