Le sfide delle imprese

Quando si parla di impresa si sottovaluta spesso l’argomento relativo al nanismo imprenditoriale. La Sardegna, ad esempio, ha un numero di imprese alimentari di tutto rispetto.

Se scendiamo in profondità scopriamo che il numero di addetti (in genere in tutto il sud) è molto inferiore confronto alle province del nord Italia.

Questo significa che il numero di imprese non corrisponde ad un maggior benessere.

Lo scenario che si presenta non risulta essere tra quelli più floridi. Se infatti da un lato, la piccola impresa va sostenuta con tutte le nostre forze perché rappresenta il cuore pulsante dell’economia isolana e, in generale, italiana, l’altra faccia della medaglia ci mostra un quadro impietoso riguardo i tassi di produttività e di efficienza di quest’ultima.

Creare consorzi, mettersi insieme e sviluppare sinergie uscendo dalle logiche di egoismo, dovrebbe stare tra le priorità di un’agenda governativa.

Abbiamo intere aziende che possono competere e settori da sviluppare. Continuare a parlare nei Tg regionali di turismo e del “bar che incassa in estate” è uno stupro all’intelligenza economica.

Questo fatto impatta notevolmente anche sui rapporti relativi alla digitalizzazione delle imprese. Ci ritroviamo così ad avere delle imprese che non riescono a stare al passo sul mercato, non si evolvono e non hanno in dotazione sistemi di intelligenza artificiale o semplici procedure automatiche online per le operazioni più comuni.

La strada si divide quindi in continui sussidi da parte degli operatori istituzionali, oppure in incentivi che possano far nascere dei sistemi virtuosi dove le imprese possano fondersi, scambiarsi competenze e crescere.

 

 

 

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