Nel 2020 arrivano i 400 anni per l’Università di Cagliari

Nella seduta del Senato Accademico del 7 Maggio 2019, è stato istituito un gruppo di lavoro d’Ateneo per le celebrazioni in occasione dei quattrocento anni dell’Università degli Studi di Cagliari dalla fondazione 1620-2020. (così come nel Decreto Rettorale n. 311 del 26 Marzo 2019).

Il 31 Ottobre 2020 ricorreranno i 400 anni dalla fondazione dell’Ateneo. Vista l’importanza storica dell’avvenimento, il Rettore Maria del Zompo ha stabilito di celebrare l’importante momento storico per l’Ateneo attraverso la pianificazione di numerosi eventi da organizzare nel corso del 2020 e 2021. Per la programmazione del calendario degli eventi, il Rettore ha costituito un gruppo di lavoro sotto il suo coordinamento: Prof. Francesco Mola, prorettore vicario, Prof. Francesco Atzeni, professore ordinario di Storia Contemporanea; Prof.ssa Cecilia Tasca, professore ordinario di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia; Dott. Aldo Urru, Direttore Generale dell’Ateneo; Dott.ssa Elisabetta Cagetti, capo di gabinetto del Rettore e Dott. Sergio Nuvoli, portavoce del Rettore. Il programma comprenderà degli eventi organizzati centralmente dall’ Ateneo e altri presso le singole Facoltà, presso il CUS, e con il coinvolgimento della Città Metropolitana di Cagliari.

 

LA STORIA

Il dominio aragonese e spagnolo della Sardegna (1298 – 1720) ha rappresentato per la nostra isola importanti cambiamenti. Uno fra questi è di certo legato all’istruzione e alla scuola. La prima richiesta di costituzione di uno Studio Generale a Cagliari era stata avanzata nel 1542-43 durante i Parlamenti celebrati in Sardegna dal viceré Antonio de Cardona. La petizione non fu accolta né ebbero sorte le altre richieste che furono avanzate nel corso del XVI secolo. Un importante personaggio ecclesiale del cinquecento sardo, l’arcivescovo Antonio Parragués De Castillejo, che visse a Cagliari dal 1558 al 1573, anno della sua morte, ebbe modo di criticare (nel suo Epistolario, pubblicato dalla studiosa Palmira Onnis Giacobbe nel 1958) sia al Re di Spagna che al Papa, la totale assenza dell’amministrazione centrale nell’erogazione della didattica isolana, di un “Estudio en esta Ysla”, invettiva verso la mancanza di quei modelli di istruzione che invece, già dal XI secolo, prendevano piede nell’organizzazione delle società medievali nei vari stati europei: l’università. Solamente con il Parlamento sardo del 1602 convocato dal viceré don Antonio Coloma avremo i primi positivi riscontri. La petizione dei tre stamenti ebbe immediato consenso e la domanda trovò presto l’approvazione del re. Nella richiesta veniva fatto esplicito riferimento ai disagi a cui andavano incontro i regnicoli sardi che avessero voluto dedicarsi agli studi superiori, per accedere ai quali si dovevano trasferire nelle sedi accademiche italiane e addirittura in quelle spagnole, come era stato disposto in un provvedimento del re Filippo II, che proibiva la frequenza nelle Università italiane per timore di contaminazioni ereticali, quantunque quelle iberiche fossero insufficienti per ricevere studenti esterni. Furono dunque numerosissimi i solleciti dei consigli cittadini e degli stamenti del Parlamento sardo ma si dovettero scontrare sovente con una serie di rifiuti più o meno velati provenienti dal re o dal generale della Compagnia di Gesù: il motivo riguardava l’insufficiente numero di insegnamenti da attivare o la scarsa disponibilità di mezzi finanziari che garantissero il dignitoso funzionamento di una università. Come ricorda il noto e compianto storico Raimondo Turtas nel suo contributo La nascita dell’Università sarda (1982) «dobbiamo aspettare i primi decenni del secolo XVI, quando ormai la cultura rinascimentale si diffondeva sempre più in Europa, per avere qualche notizia su modeste scuole di ogni ordine e grado funzionanti in Sardegna».

 

LA NASCITA DELL’UNIVERSITÀ IN SARDEGNA

Il sovrano diede dunque il suo placet ma per promulgare il formale privilegio era opportuno il preventivo consenso canonico della Sede Apostolica. Sarà difatti lo stesso Re di Spagna a richiedere il consenso al papa, tramite una supplica, e Paolo V, nel 1607, aderì alla richiesta con l’emissione di una bolla pergamenacea in forma di fascicolo. Il pontefice, nell’autorizzare la creazione dell’Università, precisava che in essa si sarebbero potute insegnare le lettere latine, greche ed ebraiche, le arti liberali, la medicina, la filosofia, la teologia, le scienze e la giurisprudenza, così come avveniva nelle Università di Salamanca, Valladolid, Lerida, Compostela, nella Complutense e nelle altre sedi accademiche spagnole ed europee. La carica di rettore, a cui competeva il governo dell’Ateneo, secondo le indicazioni del papa, doveva essere affidata all’arcivescovo di Cagliari, al quale era riservato anche l’incarico di Cancelliere; un collegio presieduto dallo stesso arcivescovo e formato da un canonico del Capitolo, da un delegato del braccio militare e dal Consigliere capo della città di Cagliari, avrebbe svolto le funzioni esecutive, incluso il controllo dell’applicazione degli Statuti, la nomina dei professori, l’amministrazione dei fondi. Del 1617 è il diploma di Filippo III che, formalmente, innalzava il collegio di Sassari ad università di diritto regio. Più tardiva invece la formale attivazione dell’ateneo cagliaritano: nel 1606-7 Papa Paolo V Borghese emanò la bolla d'istituzione mentre passeranno ancora tredici anni prima che don Felipe III promulgasse il documento che avrebbe sancito la fondazione dell’Ateneo cagliaritano con quattro collegi d’insegnamento: Teologia, Leggi, Medicina, Filosofia ed Arti. Era il 31 ottobre dell’anno 1620. I due atti di fondazione costituirono, comunque, la base giuridica per ogni futura azione. L’ultima carta del privilegio reale ci informa invece, attraverso un’annotazione, della richiesta avanzata il 23 gennaio 1626 al capitano generale del regno, Pietro Raimondo Safortesa, da parte di una delegazione municipale guidata dal Consigliere capo Giovanni Dexart, di voler dare attuazione al privilegio di fondazione dell’Università promulgato dal re Filippo III. La richiesta venne subito accolta e l’Universitas Studiorum Caralitana iniziava così la propria attività nel 1626, ispirata in prevalenza ai modelli delle università spagnole e in minor misura a quelle italiane. Sempre Raimondo Turtas dirà: «l’università nasceva così, in Sardegna, con notevole ritardo: essa risentì sia della situazione di crisi che, in tutta l’Europa, investiva questa istituzione, sia del clima di disgregazione e di decadimento che colpiva tutti i territori della Corona spagnola, sia infine della grave crisi demografica e della depressione economica e sociale in cui la Sardegna sarebbe entrata a partire dalla seconda metà del Seicento».

 

LE SUE ATTIVITÀ NEI SECOLI

Nel corso del Seicento, non avverranno notevoli mutamenti negli ordinamenti dell’Ateneo mentre già nella seconda metà del secolo XVIII, a seguito delle Costituzioni approvate da Carlo Emanuele III di Savoia, vi fu una riforma sia degli studi che degli spazi ed incentivo sulle costruzioni, come la costruzione del nuovo edificio nel Bastione del Balice nel Castello di Cagliari, ancora oggi sede del Rettorato e della Biblioteca Universitaria, su un progetto del Capitano ingegnere Saverio Belgrano di Famolasco, comandante del Genio Militare nell’Isola. L’inaugurazione del palazzo avvenne il 1° novembre del 1769. In pieno periodo sabaudo, ad un passo dall’Unità d’Italia, con la Legge Casati del 1859 si sviluppa l’Orto Botanico e la Stazione Biologica. Negli anni ’30 del 900 nascono le Facoltà di Farmacia, Magistero e Ingegneria Mineraria; nel secondo dopoguerra seguono Lettere e Filosofia, la Casa dello Studente di via Trentino e la Cittadella dei Musei. Negli anni ’80 ha preso avvio a Monserrato la costruzione della nuova cittadella universitaria e del Policlinico. La progressiva crescita dell’ateneo ha portato all’attuale configurazione in 6 Facoltà e 17 Dipartimenti, che costituiscono i nuclei operativi dell’organizzazione universitaria preposti al raggiungimento degli obiettivi primari dell’ateneo: la ricerca e la didattica, al servizio dell’elevato fabbisogno di innovazione richiesto dall’odierna società della conoscenza.

 

 

In foto la Biblioteca Universitaria di Cagliari detta anche Biblioteca Settecentesca

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