Il ricordo dei nostri nonni: “Il pane non si butta”

Gentile direttore, 


 

qualche giorno fa ho visto un’avventata signora buttare nell’immondizia dei pezzi di pane. Un gesto sconsiderato che in cuor mio mi ha fatto gridare al sacrilegio. I miei genitori, se proprio era ammuffito e inutilizzabile, prima di sbarazzarsene lo baciavano tre volte, un’usanza antica che testimoniava quanto gettare il pane facesse sentire in colpa. Nondimeno, questo cibo, sia pur raffermo, è ancora utilizzabile in e ottime maniere. Da sempre il pane è stato considerato sacro, sia per la sua importanza alimentare, sia per il suo alto valore simbolico. Un alimento che porta con sé tradizioni e significati che vanno oltre il semplice soddisfacimento corporale. E che non può finire ignobilmente nella spazzatura, come un qualsiasi torsolo di mela.

Eppure, nessuno ammette di sprecare il pane, anzi tutti dicono che non lo farebbero mai: “Giammai!”. “Con tanta gente che muore di fame!”. “Sarebbe un peccato mortale!”. I nostri nonni ci hanno insegnato a non buttarlo mai via. Il pane gettato nei rifiuti significava non avere rispetto per il nostro cibo più importante. Il pane è legato alla vita, al lavoro, al bisogno di nutrimento, e anche alla generosità quando è condiviso con gli altri. Per averne l’uomo ha da sempre lottato e combattuto guerre infinite. E la sua mancanza è un incubo che pervade continuamente il pensiero dell’umanità.

 

Ai nostri giorni il suo consumo è davvero trasversale, è uno dei pochi alimenti che accomuna davvero tutti, poveri e ricchi. E allora, rispettiamolo e amiamolo. Il pane è un piccolo, grande, inestimabile capolavoro dell’uomo.

 

Michele