L’angolo delle recensioni: Rodion e il libro dell’autrice Simonetti

Trama: «L’uomo ricerca la necessità, l’immediato piacere. Tenta di non scomparire e cercherà sempre di allontanare quell’oscuro tramonto che è la morte, con tutto ciò che è in suo potere. È dunque il potere, la forza di volontà, che diversifica ogni uomo. La debolezza è una viltà, è il tradimento della vita stessa.»
Tula, 4 settembre 1946. Rodion è un bambino di nazionalità russa che sopravvive a stento nella dura realtà dei campi di isterilimento nazista. La Germania ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e, insieme ai suoi alleati, ha creato un regime fanatico e totalitario in tutto il mondo. Tredici anni dopo, Edmund è l’altra faccia della medaglia: un giovane tedesco vittima della folle propaganda nazista che cela oscuri retroscena, mascherandoli con nobili ideali, ai quali il ragazzo crede con assoluta fedeltà.
Il desiderio di difendere la patria si concretizza presto in una chiamata alle armi e lì la lotta di Edmund Heyder si tramuta gradualmente in un percorso di dubbi e incertezze sulla validità di un pensiero che uccide l’umanità. Famiglia, amicizia, rispetto di sé e del prossimo, patriottismo, dignità, orgoglio e amore gravitano attorno a lui e alla verità che un sovietico rimane pur sempre un essere umano.
Un romanzo senza alternative, né sconti, dove la crudeltà dell’uomo arriva a uccidere persino se stessa, in un crescendo di azioni e rivoluzioni. Non c’è vincitore dove c’è guerra e non c’è anima se a schiacciarla è l’idea che un uomo valga più di un altro, in ogni caso.

 

Cosa sarebbe successo se fosse stata la Germania a vincere la Seconda Guerra Mondiale? Almeno una volta nella vita ciascuno di noi si è posto questo interrogativo e l’autrice di questo meraviglioso romanzo fantascientifico prova a dare la sua personale – e credibile – visione degli eventi.

Il romanzo è un ucronico: questo sottogenere della fantascienza si mischia alla storia, in quanto la narrazione ha inizio da un fatto realmente accaduto ma modificato per creare una sorta di universo parallelo in cui la domanda “E se?” è la padrona.

In questo caso, la Germania, uscita vincitrice dal secondo conflitto mondiale, soggioga la Russia creando una versione alternativa dei campi di concentramento. Si tratta dei campi di isterilimento, nei quali le città sono confinate all’interno di mura impenetrabili e le persone sono costrette a lavorare quasi in schiavitù. I russi vengono piegati dalla crudeltà nazista, rinchiusi in gabbia come animali.
Il prologo si apre con una scena a effetto: dei soldati irrompono all’interno di una casa e trucidano la famiglia di Rodion, un ragazzino russo, l’unico sopravvissuto al massacro.
Anni dopo, Edmund, giovane uomo tedesco, decide di sacrificare la sua vita per il partito. Imbevuto negli ideali nazisti, parte per diventare un soldato. Tuttavia, di fronte alla crudeltà le sue convinzioni iniziano a vacillare, in particolare a partire dal momento in cui si imbatte in Meinrad, il suo superiore; lui è gelido, spietato, e lo mette alla prova innumerevoli volte.

Edmund capisce ben presto che la realtà non era come l’aveva immaginata, e le sue illusioni si sgretolano come un castello di sabbia sotto la pioggia. Le sue personalità si miscelano fino a creare una persona nuova, differente dalla precedente e con una storia alle spalle da raccontare.

“Sono solo un uomo”, ripete spesso. Siamo tutti soltanto degli uomini, indipendentemente dalla razza alla quale apparteniamo. Ed è il messaggio profondo e toccante di questo romanzo stupendo.

Lo stile della Simonetti è elegante, magistrale nel tratteggiare le descrizioni, che prendono vita come se si stesse gustando un film. Nulla viene lasciato al caso e alla fine i pezzi del puzzle si compongono per dare vita a un mosaico. Data l’ambientazione storica, non ci vengono risparmiati i dettagli più cruenti della ferocia umana, questo è un altro tratto apprezzabile della penna della giovane autrice.

I personaggi hanno tutti un profilo psicologico ben distinto, soprattutto Edmund, che cresce in modo credibile pagina dopo pagina; alla fine, si sveste di ogni precedente convinzione per abbracciare e accettare il suo vero sé celato per tanti anni. Anche l’antagonista Meinrad è descritto in modo sapiente, i suoi punti di vista sono impreziositi da flashback che ci aiutano a capire meglio il suo carattere così malvagio ma affascinante. I personaggi secondari non sono solo un contorno, anche le loro storie sono importanti e hanno uno spazio all’interno della storia. Ognuno di loro agisce in modo coerente con la propria caratterizzazione e diventa impossibile non provare empatia per loro.

Rodion è sia un ucronico sia un romanzo di formazione. Tratta temi delicati e lo fa senza scadere in patetismi, ma, anzi, riesce a rendere vivida la storia agli occhi del lettore.

Ve lo consiglio, perché porta a riflettere e lascia un messaggio davvero importante al giorno d’oggi.

 

 

 

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